Razionale Scientifico

La nutrizione nelle prime epoche della vita svolge un ruolo cruciale nel guidare l’imprinting immunologico e metabolico della persona. Il latte materno è uno standard di riferimento. Si può definire una gerarchia biologica in cui al primo posto si pone il latte materno fresco, meglio se direttamente al seno, al secondo il latte materno donato, al terzo il latte di formula; la diseguaglianza tra latte materno e latti formulati è proporzionale agli sforzi che si fanno per avvicinarsi al riferimento. Il latte materno è speciale non solo per la composizione ma per il dinamismo biologico, ossia la sua capacità biologica di adattarsi: il contenuto di nutrienti varia a seconda del fabbisogno del neonato. Se la mamma partorisce un neonato pre-termine il contenuto proteico del latte è tanto più elevato quanto più il neonato nasce prematuro; esiste inoltre una variabilità inter-individuale: a parità di età gestazionale, la composizione del latte di due mamme varia in termini di energia e macronutrienti. Si tratta di un sistema biologico variabile influenzato anche dalla genetica; esistono varianti genetiche materne che identificano due tipi di mamme: le secretrici dalle non secretrici (anche per la presenza e la tipologia di oligosaccaridi nel latte materno. Non c’è una regola che vale sempre, ma anche la dieta materna può influenzare la composizione del latte materno di cui alcuni componenti originano dalla sintesi all’interno della ghiandola mammaria, altri sono di origine dietetica, altri derivano dalle scorte della mamma. La variabilità biologica si manifesta anche nel corso della stessa giornata, ad esempio, la secrezione di melatonina e GSH perossidasi aumenta durante le ore serali/notturne. Il latte cambia anche nel corso della stessa poppata; il secondo latte è più ricco di lipidi rispetto al latte all’inizio della poppata. Il latte materno è anche il primo, vero probiotico e contiene circa 200 tipi di probiotici. Si pensava fosse sterile ma contiene batteri portati dal neonato stesso nella areola; una parte di questi batteri arriva anche dall’intestino della mamma, attraverso l’asse entero mammario; i batteri del latte materno sono espressione dell’enterobiota mammario direttamente influenzato dalla dieta della mamma. Il latte materno contiene anche cellule staminali, micro RNA e molecole di segnale (leptine, vari tipi di interleuchine, fattori di crescita, greline).

Da questa complessità dinamica derivano effetti positivi per la mamma (minore incidenza di diabete, depressione, tumori ovarici e al seno) e per il bambino (prevenzione delle malattie infettive, minore incidenza di obesità, diabete). Diverse metanalisi hanno evidenziato le potenzialità del latte materno nel ridurre la risposta infiammatoria e l’incidenza di una serie di malattie infettive più o meno gravi, e l‘effetto è dose dipendente. Un’ assunzione di almeno 50 mL/kg di latte materno riduce i rischi di sepsi, retinopatie del pretermine, enterocoliti necrotizzanti (NEC). Il latte materno esplica quest’azione protettiva attraverso i suoi componenti: HMO, glicoproteine, lattoferrina, microbiota; certamente il microbiota influenza l’immunità, il metabolismo, la funzione di barriera.

Il microbiota del neonato è influenzato sin dalla gestazione anche dalla dieta materna e dai suoi diversi tipi di apporti dietetici; nelle mamme con Indice di Massa Corporea (BMI) patologico, obese, si ha un microbiota del feto alterato. Incomincia da qui la traiettoria dell’obesità. Il liquido amniotico non è sterile, il microbiota materno allena il sistema immunitario feto neonatale alla tolleranza dei microorganismi commensali esplicando azioni dirette di immunomodulazione. Il microbiota materno esercita azioni sull’intestino fetale: espande ed aumenta il numero delle cellule epiteliali intestinali, stimola la produzione di muco, stimola la produzione di proteine antibatteriche. La colonizzazione batterica del tratto gastroenterico può influenzare l’asse neuro immunitario e il conseguente sviluppo del sistema nervoso. Il microbiota dell’intestino materno e i suoi cataboliti influenzano lo sviluppo del cervello nei neonati. Il latte materno, grazie alla presenza di batteri e ad altri componenti specifici, determina l’aumento dei bifidobatteri nel neonato a differenza di quello che succede negli allattati con latte di formula. Gli HMO contribuiscono alla maturazione delle cellule intestinali, favoriscono la funzione di barriera, interferiscono con il microbiota, riducono le infezioni, interferiscono con la risposta

immune perché determinano la secrezione di citochine. Gli HMO sono costituiti dal lattosio a cui si legano in diverse posizioni, dal fucosio, dall’N-acetil-glucosammina e/o dall’acido sialico. Il latte di animali diversi presenta diversi quantitativi di oligosaccaridi. Si possono definire quattro categorie di mamme categorie diverse con tipi diversi di oligosaccaridi nel latte, a seconda del profilo genetico. Gli HMO sono molti diversi dai GOS/FOS, i prebiotici che vengono aggiunti alle formule attuali: tra tutte le possibili attività di GOS e FOS, solo la capacità di modificare la consistenza delle feci è sostenuta da solide evidenze scientifiche. Gli oligosaccaridi del latte materno raggiungono l’intestino in forma intatta, solo una piccola quantità viene assorbita nella circolazione sistemica. Inducono l’incremento dei bifidobatteri, modulano l’attività delle cellule intestinali, modificano l’espressione dei geni proinfammatori regolandoli, azione diretta sulle cellule intestinali. Sono già stati condotti diversi studi in vitro, su modelli animali e osservazionali che hanno mostrato come alcuni HMO esercitino importanti funzioni nel nato pretermine e nel nato a termine.

Dati di letteratura evidenziano che neonati allattati con un latte arricchito con 2’FL producono una quantità di citochine infiammatorie pari a quelle degli allattati al seno e significativamente inferiore rispetto ai controlli. È possibile modulare la risposta immune con gli HMO e influire sul rischio di alcune patologie infettive: sono i risultati di uno studio condotto con un latte contenente 2’FL e LNnT che andrebbe potenziato con una casistica maggiore, ma gli effetti biologici sono assolutamente positivi.